La compravendita di licenze software “usate” è legale. Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2 luglio 2012, pronunciata nella causa UsedSoft vs. Oracle, con la quale di fatto è stato legittimato il mercato dei software usati. Questa sentenza, ancora poco conosciuta, apre grandi opportunità per le aziende che vogliono rivendere (magari per acquistarne diversi o più aggiornati) i software precedentemente acquistati, dato che in questo modo possono rientrare in parte del capitale speso ed eliminare i costi di manutenzione dei software stessi. Per chi compra si profilano, invece, opportunità di risparmio sui costi di acquisto. Per questo motivo le grandi Software House stanno correndo ai ripari e si stanno riorganizzando, cambiando molti dei paradigmi del loro mercato, ad esempio con la nuova tendenza del “software as a service”, che consiste nel pagare un canone d’uso per un software (indipendentemente che sia installato sui propri pc o utilizzato daIinternet) che include anche i rilasci delle versioni successive.

Ma come è possibile che ora la rivendita di software usati sia diventata legittima mentre prima non lo era? La sentenza della Corte di Giustizia Europea ha di fatto sancito che il tipico contratto con il quale la Software House concede a un soggetto un software a tempo indeterminato non è in realtà un contratto di licenza d’uso (come finora definito dalle Software House stesse), ma bensì un contratto di compravendita a tutti gli effetti. Questo perché tale contratto, finora considerato di licenza d’uso, contiene i requisiti fondamentali della compravendita stessa: il tempo indeterminato della concessione e il pagamento una tantum. A queste condizioni, quello che viene trasferito di fatto è il diritto di proprietà, e quindi il software acquistato può essere rivenduto a terzi, alla stessa stregua di un libro o un’auto. E sono per questo illegittime tutte le eventuali clausole vessatorie inserite dai vendor nei contratti di licenza d’uso. L’azienda che rivende un software deve cancellarne ogni copia dai propri dispositivi. Rimane inoltre il divieto di duplicazione, poiché il diritto d’autore non è mai trasferibile. La compravendita di software usati è gestita da intermediari specializzati, e va sempre seguita anche dagli esperti legali, per non incorrere in errori e inesattezze che renderebbero nulli i contratti. La cessione non comporta solo chiari vantaggi economici per gli utilizzatori dei software, ma a lungo termine potrebbe anche avere il merito di far emergere il mercato nero, rivelandosi vantaggiosa anche per le Software House.