La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha stabilito che controllare le mail e i programmi di messaggistica aziendali usati dai propri dipendenti durante l’orario d’ufficio non viola la privacy dei lavoratori.  Pertanto, se adeguatamente informato sul corretto utilizzo degli strumenti informatici messi a disposizione dall’azienda ai soli scopi professionali, un lavoratore non può appellarsi alla privacy in caso di licenziamento. Con questa sentenza, la Corte di Strasburgo ha rigettato il ricorso di un lavoratore romeno che nel 2007 era stato licenziato dall’azienda di appartenenza, perché scoperto a chattare con la fidanzata e il fratello su Yahoo Messanger intestato all’azienda, durante l’orario lavorativo. Il lavoratore, dopo essersi appellato senza successo ai vari tribunali nazionali, si era rivolto alla Corte europea richiedendo l’annullamento del suo licenziamento, perché avrebbe violato la sua privacy, ma la Corte di Strasburgo ha dichiarato che “non è irragionevole che un datore di lavoro voglia verificare che i dipendenti portino a termine i propri incarichi durante l’orario di lavoro”.